Ciro Palumbo

Ciro Palumbo

Ciro Palumbo nasce a Zurigo nel 1965. Il suo percorso artistico è ricco e poliedrico, e la sua poetica ricalca le orme della Scuola Metafisica di G. De Chirico e A. Savinio, per reinventarne i fondamenti secondo un’interpretazione personalissima e originale. Le opere sono un tripudio di simboli onirici e palcoscenici fantasmagorici. L’artista annovera al proprio attivo un centinaio di mostre personali già a partire dal 1994. Tra gli ultimi importanti riconoscimenti citiamo la presenza all’interno della collezione della “Fondazione Credito Bergamasco” e presso la “Civica Galleria d’Arte Moderna G. Sciortino” a Monreale (Pa); inoltre Palumbo ha partecipato alla 54a Biennale di Venezia, padiglione Piemonte. Attualmente vive e lavora a Torino.

 

Critica

«Ciro Palumbo è un affabulatore di momenti astorici e atemporali». Vittorio Sgarbi

«La pittura metafisica di Ciro Palumbo descrive un percorso spirituale. E’ un’artista che ama la provocazione, ma non tanto nel senso di una sfida, quanto come intento di sedurre». Paolo Levi

«Il mondo di Ciro Palumbo? E’ un mondo fatto di antiche seduzioni che catturano l’immaginario collettivo grazie ad un immanente e inquietante silenzio che permea dipinti dal taglio surreale. Immagini dalle atmosfere impalpabili, capaci di rallentare il tempo e il flusso vitale». Vinicio Coppola

«Incontrando Ciro Palumbo è sempre un arricchirsi lo spirito, è volare con la fantasia, è sentirsi liberi dentro». Linda Altomare

«Palumbo a mio avviso, è poeticamente inebriato da un siffatto modo di sognare con i colori e vi trova la via dell’iperbole che il sogno sopporta agevolmente fino ad offrire motivi di piacevolezza e di divertimento. V’è tuttavia negli esiti sostanziali della sua ricerca un raggiungimento estetico di notevole livello». Tommaso Paloscia

«E Palumbo, come Calvino, diviene l’affabulatore che inventa e plasma i mondi che dipinge, trasformando la pittura in “metapittura”, attraverso un processo “metanarrativo” per immagini». Chiara Manganelli

«Ciro Palumbo non fa altro che dare materia e figura all’idea». Alberto D’Atanasio

 

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