“La Grande Guerra” novembre 2015, a Rivoli (TO)

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L’obiettivo primario più che decennale del fondatore di INARTE Galleries è di promuovere, attraverso importanti progetti culturali patrocinati da Enti istituzionali, le espressioni artistiche dei nuovi autori contemporanei che, oggi nell’era della globalizzazione si affacciano sulla scena mondiale con nuove tecniche (la foto d’arte), nuovi approcci (il digitale ed il cinetico) e coinvolgenti performances.

La mostra commemorativa su “La Grande Guerra” ed il catalogo ad essa dedicata, sono stati appositamente ideati da INARTE per portare il pubblico ad una visione del drammatico evento bellico attraverso un percorso artistico di sicuro impatto emozionale.

Con l’intento di scuotere le coscienze, di indurre il pubblico a porsi nuovi interrogativi, stavolta con questo evento commemorativo INARTE ricorda che .. La gioia che accolse la fine del lungo conflitto della “Grande Guerra” fu di breve durata poiché ben presto tutti, vincitori e vinti, sentirono che l’atmosfera non era quella che ci si poteva aspettare, in quanto i grossi problemi per cui era scoppiata non erano stati del tutto risolti. La guerra aveva buttato nel suo inferno tante vite e tante risorse, e l’Europa usciva dal conflitto divisa, sconvolta negli equilibri, senza più l’egemonia politica- economica sul mondo.

L’Europa di oggi è realmente diversa da quella di cento anni fa? Ci sarà un nuovo casus belli che porterà allo scoppio di un altro conflitto mondiale?

Riesce difficile dare una risposta a questi interrogativi, in un continente che, seppur segnato da due guerre e seppur protetto da organismi internazionali quali l’ONU e la stessa Unione Europea (che non è solo unione economica), è ancora schiavo di logiche pericolose e teatro di rivalità, schieramenti e anche conflitti: si pensi soltanto alla crisi ucraina degli ultimi tempi e all’isolamento della Russia, legittimo, viste le prese di posizione di Putin, dalle grandi potenze occidentali.

La guerra del 1914, insomma, è un avvenimento lontano dai giorni nostri, ma questo è vero solo cronologicamente: nuovi venti di guerra soffiano in Occidente, e con essi cresce la speranza che il nuovo terrorismo islamico non aggravi la situazione. Sembra un po’ lo scenario europeo dei nostri giorni, con la Russia e l’Europa ormai palesemente divise, in cui il caso dell’Ucraina potrebbe rivelarsi soltanto un pretesto per lo scoppio di conflitti più importanti: certo, la cancelliera Angela Merkel e gran parte delle potenze europee non ricorrono più alle armi come un tempo, e infatti qualsiasi chiara “dichiarazione di guerra” è da escludere; non per questo, però, non si può dire che la guerra sia lontana dal nostro vivere quotidiano: la caduta del muro di Berlino, la dissoluzione dell’URSS e la fine della Guerra Fredda hanno semplicemente rimescolato le carte in tavola, cambiato i modi di continuare a investire in conflitti e scontri, ma non hanno cancellato nell’essere umano l’indole a far guerra per ottenere risorse naturali ed economiche. Non si tratta di dietrologia, né di complottismo, ma di realtà: esistono decine e decine di conflitti nel mondo, e la stessa Italia, che entrò in guerra nel 1915, non ha certo rinunciato alle armi in questi anni.

Oggi, per fortuna, la presenza di organismi internazionali a tutela della pace e a garanzia della stabilità ha fortemente ridotto la possibilità che i conflitti esplodano per ragioni superflue, almeno in apparenza: ciò non vuol dire, però, che l’Europa sia entrata definitivamente in una nuova era, ma significa soltanto che abbiamo tutti gli strumenti, politici e istituzionali, oltre alla storia, che dovrebbe essere maestra di vita, per superare le difficoltà della nostra convivenza e i contrasti di natura economica, sociale e non solo; anche se a vincere – converrà sottolinerarlo – è comunque sempre il più forte, e non la nostra Unione, visto che in casi di estrema emergenza l’Italia, per esempio, è stata abbandonata a sé stessa: si pensi alla gestione dei flussi migratori a come hanno reagito Francia, Germania e non solo; in questi casi, non ci sono alleanze che tengono, ma solo tutela dei propri interessi e conseguente inefficienza su scala europea.

La nostra Europa oggi è riuscita a convivere quasi pacificamente per circa settant’anni: le conseguenze dei due grandi conflitti mondiali sono state devastanti e non potranno mai essere cancellate dalla storia. Le ferite causate sono state profonde: la verità appartiene ai morti, certo, ma anche all’aria ancora inquinata dal fumo delle bombe e sporca del sangue di innocenti e soldati; noi abbiamo il dovere di imparare dalla storia del Secolo Breve, e di non metterla più in moto, perché non è vero che siamo cambiati e non è vero che la prima guerra mondiale è solo un ricordo lontano.

Esiste una realtà che va guardata in faccia senza ipocrisie e affrontata con determinazione: la guerra non dev’essere più una minaccia per l’uomo moderno. Gli artisti inseriti in catalogo e presentati in Mostra sono stati selezionati da una commissione dell’Unione Europea Esperti d’Arte e da un Comitato scientifico espressamente nominato per questa occasione.

Con il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della Regione Piemonte e della Città di Rivoli.

Alla fine della manifestazione verranno assegnate agli artisti partecipanti 3 targhe: PREMIO DELLA CRITICA PREMIO DEI GIORNALISTI PREMIO DEL PUBBLICO I giornalisti e il pubblico che visiteranno la mostra potranno esprimere il loro voto scegliendo l’opera che secondo loro meglio rappresenta lo spirito dell’evento commemorativo. Sabato 28 Novembre 2015 alle h.18:00 nella Sala Conferenze della Casa del Conte Verde avverrà la premiazione degli artisti ed a seguire lo spettacolo teatrale “24 maggio 1915″ a cura della Consulta per la Cultura della Città di Rivoli (TO).



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